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Il lavoro in campagna c’è "Ma nessuno vuole stare nelle stalle"

Il lavoro in campagna c’è "Ma nessuno vuole stare nelle stalle"

I mestieri snobbati

Gli agricoltori: "Stipendio buono e c’è più pulizia rispetto a un tempo"
di Roberto Grimaldi
La stalla di un'azienda agricola (Mdf)
La stalla di un'azienda agricola (Mdf)

Modena, 19 gennaio 2013 - LA disoccupazione sta diventando una piaga anche dalle nostre parti. A farne le spese sono soprattutto i giovani, sempre più in difficoltà quando devono trovare un impiego. Tante aziende in questo momento hanno il problema di eliminare posti di lavoro, ad assumere, almeno per ora, non ci pensano nemmeno. Eppure in certi settori il lavoro non manca. Anzi, si fatica a trovare mano d’opera. In agricoltura per esempio, qualche spazio c’è. Basta armarsi di buona volontà ed eliminare i pregiudizi.
«A LIVELLO stagionale di posti ce ne sono — dice a questo proposito Cristiano Fini, presidente della Cia, Confederazione italiana agricoltori — Quest’estate per esempio, molte aziende agricole sono state tempestate di domande per raccogliere la frutta. Ma quelli sono impieghi a tempo determinato. Per chi cerca invece un lavoro stabile, c’è il settore dell’allevamento: il problema è che nessuno vuole lavorare nelle stalle».
«E dire che il lavoro non è più difficile come una volta — dice Roberto Manni, allevatore di bovini a Gaggio — Esempio: nessuno ti chiede più di spalare lo sterco delle vacche con la pala. Esistono delle griglie che fanno defluire le deiezioni su un nastro trasportatore sottostante, o anche dei getti d’acqua automatici e pressurizzati che fanno scolare via la sporcizia. Bisogna saper mungere, ma quello si impara in fretta. Occorre dar da mangiare agli animali e in qualche caso si può essere chiamati ad occuparsi di fecondazione artificiale. Tutte cose che si imparano con la pratica. Ed è un mestiere a contatto con la natura, che dà anche soddisfazioni. In molti — continua Manni — si spaventano per l’orario. In effetti si comincia alle 5 di mattina. Ma quando i dipendenti sono a sufficienza si possono fare i turni e non è detto che la sveglia suoni sempre alle 4».
PARTICOLARE non da poco: lo stipendio, visti i tempi che corrono, è buono. Corrisponde a quello di un operaio specializzato: «Appena assunti si percepiscono circa 1.200 euro al mese — conferma Manni — Ma dopo poco tempo, acquisita la necessaria esperienza, si va tranquillamente dai 1.500 ai 1.700 euro. E se si è disponibili a fare gli straordinari si oltrepassano tranquillamente i duemila euro. Eppure non riusciamo a trovare persone disponibili». Solo indiani e pachistani accettano volentieri questo tipo di lavoro: «La loro cultura — dice Cristiano Fini — li porta ad essere molto rispettosi nei confronti degli animali, soprattutto dei bovini. Ma si fa molta fatica a trovare italiani disponibili».
di Roberto Grimaldi
fonte http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2013/01/19/832484-disoccupazione-lavoro-agricoltura.shtml